domenica 3 febbraio 2008

Santi e sospetti il vaso di Pio e le conversioni bipartisan

Stavolta l’hanno fatta grossa! Ci mancava solo che, a dispetto del proverbio, mettessero di mezzo i santi: Padre Pio assunto come consulente elettorale di Scapagnini, S. Agata coinvolta suo malgrado negli affari delle famiglie mafiose.

Nemmeno Giuliano Ferrara, che eppure non ci va leggero, quando ha paragonato la legge 194 alla pena di morte non è riuscito a provocare un simile putiferio. Il nostro sindaco ha vissuto un momento personale difficile ma non riesco a sottrarmi ad una domanda. A quale categoria dobbiamo iscrivere il beneamato primo cittadino: ateo devoto, converso, novello battista purificato dall’acqua del fatidico vaso di S. Giovanni Rotondo? Non è che me ne importi granché, ma ormai non c‘è politico che non ci renda quotidianamente edotti del suo camino verso la luce della fede; è l’unico elemento bipartisan che sopravvive.

Sorge un sospetto: vuoi vedere che, per quanto riguarda Catania, tanto zelo religioso deriva dalla consapevolezza che ai disastri provocati da quest’amministrazione non riuscirebbe a rimediare neanche un miracolo? Assai più serio mi pare invece quanto sta emergendo nell’inchiesta relativa al controllo esercitato sui festeggiamenti agatini. Diversi quotidiani nazionali hanno riportato nei giorni scorsi che le celebrazioni catanesi sono le terze al mondo per numero di partecipanti: è normale che attorno ad essi si concentrino notevoli attività economiche. Emerge ancora una volta che la criminalità organizzata tende a diffondere capillarmente la sua presenza anche dove non era facile aspettarselo.

In realtà non è del tutto una sorpresa: giravano voci, ora l’inchiesta giudiziaria è chiamata a recidere chirurgicamente ogni legame ma gli organizzatori della festa ed il milieu malavitoso che si era consolidato attorno ad essa. Ciò che mi interessa è mettere in evidenza che anche questo episodio si iscrive nel degrado progressivo ed apparentemente irreversibile della nostra città. E’ tempo di dire basta. È il momento che le persone per bene si mettano insieme per cacciare i mercanti dal tempio.

dal periodico online IL DITO


venerdì 25 gennaio 2008

Lettera aperta al Presidente dell'ARS On. Miccichè

Lettera aperta al presidente dell'ARS Gianfranco Micciché

Bruxelles, 21 gennaio 2008

Gentile Presidente,

è con immensa soddisfazione e sollievo che leggiamo le Sue dichiarazioni riguardo al Presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro.

Soddisfazione perché noi Siciliani della Diaspora crediamo di aver contribuito in parte a fare maturare in Lei la convinzione dell'opportunità per Cuffaro di rassegnare le dimissioni. La nostra posizione l'abbiamo sin da subito esposta con chiarezza e determinazione sulle pagine del Suo blog e tramite i nostri mezzi d'informazione. Con decisione ma anche con serietà ed educazione malgrado qualcuno tentasse di censurare le nostre voci e di intimidirci con insulti e minacce. Sollievo perché anche noi come molti in Sicilia siamo stati con il fiato sospeso aspettando di cogliere qualche segnale anche minimo di cambiamento.

L'Altra Sicilia ed i Siciliani della diaspora che abbiamo l'onore e l'onere di rappresentare continueranno su questa strada. Continueranno a premere con rigore e correttezza affinché vi sia finalmente quella svolta nella politica che tutti aspettiamo e per cui tutti lottiamo. Nella convinzione di avere la forza di chiedere questa svolta e con la determinazione e la tenacia che da sempre caratterizzano il nostro Popolo.

Vede, Signor Presidente, qualcuno ci ha anche accusato di volere delle poltrone e di sbattere i piedi a terra per ottenerle. Ma siamo sicuri di questo?

La diaspora Siciliana è fatta di gente che ha sì sofferto per il distacco dalla sua terra natale, ma che ha avuto la fortuna di poter assicurare un avvenire alle proprie famiglie senza doversi prostituire ad una politica fatta di ricatti e clientelismi.

Siamo professionisti, imprenditori, giornalisti, scienziati, ma anche semplici lavoratori salariati per i quali accettare una “poltrona” in Sicilia significherebbe rinunciare non solo al proprio onore (e lei sa quanto tengono i Siciliani all'onore...), ma per alcuni anche ad un benessere economico che persino le “poltrone” più ambite non riuscirebbero neanche a sfiorare.

Sa cosa vogliamo noi, Signor Presidente? Forse nessuno Le ha mai fatto notare cosa vogliamo.

Noi vogliamo poter camminare a testa alta. Vogliamo poter essere liberi di investire i nostri soldi in Sicilia potendo contare su di una politica trasparente, vogliamo dividere il nostro benessere economico con la Terra che ci ha dato i natali ed alla quale dobbiamo tanto.
Ecco cosa vogliamo.
E l'unico modo per poterci “comprare” è quello di dare finalmente una svolta alla storia di questa terra.

Un popolo di 15 milioni di persone, che occupa posti chiave in tutte le grandi aziende del mondo, che ha conoscenze in ogni angolo della terra, se non direttamente rappresentanti politici in moltissime nazioni, che bisogno ha di tendere la mano a Roma?

Per tutto questo, Signor Presidente, noi continueremo su questa strada. Continueremo a premere, ad agire da lobby perché in la nostra Patria abbia quel riscatto che tutti ci aspettiamo.

E non ci lasceremo intimidire da minacce e da censure di nessun tipo, né fisiche né verbali. Abbiamo la forza ed i mezzi per vincere anche le battaglie più dure e le vinceremo.
Non vogliamo distruggere, ma costruire. E la nostra forza va molto più in là di qualche rappresentante politico seduto a Palazzo Reale, conosciuto come Palazzo dei Normanni. La nostra è una forza prima di tutto morale, e poi materiale ed economica.

Quindi, per concludere, Signor Presidente, grazie per la posizione da Lei assunta in relazione alla vicenda Cuffaro. Ma al tempo stesso in guardia, perché continueremo a vigilare.

Ufficio stampa - Presidenza
L'ALTRA SICILIA-Antudo - www.laltrasicilia.org

sabato 19 gennaio 2008

Lettera aperta a Marcello Cini

Professore eccellentissimo i panni sporchi si lavano in famiglia dicevano i miei avi.
Sono sicuro che se non avesse acceso la miccia col mettere nel messaggero il suo dissenso, ma inviandolo al Rettore o al senato universitario avrebbe soddisfatto le sue esigenze di intolleranza e non avrebbe suscitato tutto questo putiferio.
Professore esimio dovrebbe vergognarsi dei suoi gesti istintivi e pubblicitari
professore egregio il più intollerante si è dimostrato lei e non capisco come "LA SAPIENZA" ancora gli da la possibilità di insegnare questi concetti anticlericali agli studenti che per loro scelta hanno preferito l'Università cattolica alla Statale.
Per me signor Cini lei non è degno nemmeno di insegnare no di gonfiarsi del titolo di professore.
e termino col salutarla in nome di quel CRISTO che lei nega coll'auguragli pace e rispetto verso tutti.